Tecnologia avanzata, competenze condivise e interazione scientifica quotidiana: al Tigem le core facilities sono parte integrante di un ambiente pensato per far crescere ricercatori e idee.

Da quasi trent’anni, il Tigem rappresenta un importante polo scientifico della rete di ricerca di Fondazione Telethon. Un luogo in cui lo studio delle malattie genetiche rare si traduce ogni giorno in ricerca avanzata, sviluppo tecnologico e costruzione di percorsi terapeutici concreti.
Un istituto che ha saputo crescere nel tempo non solo per produzione scientifica, ma anche per capacità di creare un ambiente strutturato, competitivo e orientato all’innovazione.
Qui, la ricerca non è confinata entro i limiti di un laboratorio isolato, ma si svolge in un vero ecosistema scientifico, fatto di gruppi di ricerca, collaborazioni interdisciplinari e un’infrastruttura che sostiene il percorso dalla biologia cellulare di base alla terapia molecolare e traslazionale.
L’obiettivo è chiaro: comprendere i meccanismi che causano le malattie genetiche e trasformare questa conoscenza in nuove opportunità terapeutiche per i pazienti.
In questo contesto si inserisce la dimensione delle piattaforme tecnologiche, che al Tigem non sono meri strumenti, ma componenti vitali di un ambiente pensato per stimolare talento, collaborazione e crescita professionale.
Le Core Facilities, cuore dell’ecosistema Tigem
All’interno dell’ecosistema di ricerca del Tigem, le piattaforme tecnologiche rappresentano molto più di una dotazione strumentale avanzata.
Le Core Facilities sono pensate come infrastrutture scientifiche condivise, profondamente integrate nella vita quotidiana dei laboratori e nei percorsi di formazione dei ricercatori, dalla fase esplorativa della ricerca di base fino agli studi più avanzati e traslazionali.
Ciò che distingue il modello del Tigem è innanzitutto l’approccio scientifico che accompagna l’uso della tecnologia. Ogni facility non è gestita come un servizio esterno a cui “conferire” campioni, ma come uno spazio di confronto continuo. Questo consente ai gruppi di ricerca di non limitarsi all’esecuzione di un esperimento, ma di discutere il razionale scientifico, valutare la pertinenza delle tecniche rispetto alla domanda di ricerca e costruire un disegno sperimentale solido e consapevole.
In questo modo, le core facilities diventano un vero moltiplicatore di qualità, tempo e competenze. Permettono ai ricercatori di lavorare più rapidamente e soprattutto favoriscono l’acquisizione di nuove competenze e una comprensione più profonda dei metodi utilizzati.
L’accesso diretto a piattaforme come la microscopia avanzata, lo high-content screening (l’analisi automatizzata di molti campioni contemporaneamente), le facility di supporto agli studi in vivo o la spettrometria di massa (per identificare e misurare le molecole presenti in un campione) non accelera soltanto i progetti: contribuisce a formare ricercatori più autonomi, versatili e competitivi a livello internazionale.
Questo modello non è frutto del caso, ma di una visione strategica sviluppata nel tempo. Come sottolinea Paolo Grumati, principal investigator (PI) e responsabile della Facility di Spettrometria di Massa, «il Tigem è stato pioniere in Italia nella creazione di core facilities strutturate, ispirandosi a modelli già consolidati in alcuni grandi istituti europei. Quando si è iniziato, non era affatto scontato mettere a disposizione dell’intero istituto un numero così ampio e diversificato di tecnologie, in modo condiviso e stabile». Una scelta che ha contribuito a definire l’identità del Tigem come luogo in cui la tecnologia non è fine a sé stessa, ma uno strumento al servizio della crescita scientifica e delle persone che la rendono possibile.
Come funziona una facility: leadership scientifica, team tecnico e gestione condivisa
Al Tigem, ogni core facility è organizzata secondo un modello che mette al centro la leadership scientifica e il lavoro di squadra. A guidarla è sempre un PI con una solida esperienza nella tecnologia di riferimento, che la utilizza quotidianamente all’interno della propria attività di ricerca. Questo garantisce che le piattaforme siano costantemente aggiornate, allineate alle esigenze scientifiche più attuali e inserite in un contesto di ricerca vivo e in continua evoluzione.
Accanto al responsabile scientifico opera un team tecnico altamente specializzato, che si occupa della preparazione dei campioni, della gestione e manutenzione delle strumentazioni e del supporto operativo ai ricercatori. È questo personale che assicura la qualità e l’affidabilità delle analisi, accompagnando dottorandi e postdoc nell’uso delle tecnologie e trasferendo competenze che vanno ben oltre la singola prestazione tecnica.
Il funzionamento delle facilities è completato da una gestione amministrativa condivisa, comune a tutte le piattaforme, che si occupa degli aspetti organizzativi e burocratici: dagli ordini alla rendicontazione, fino alla pianificazione delle attività. Questo assetto permette ai ricercatori di concentrarsi sul lavoro scientifico, riducendo il carico gestionale e rendendo l’accesso alle tecnologie semplice e fluido.
Interdisciplinarità e collaborazione quotidiana
Al di là delle singole piattaforme tecnologiche, ciò che caratterizza il Tigem è il modo in cui competenze, persone e approcci diversi si intrecciano nella vita quotidiana dell’Istituto. Le core facilities non operano in isolamento, ma sono parte di un contesto più ampio in cui la collaborazione scientifica è la norma e non l’eccezione.
È questo tessuto di interazioni continue che trasforma l’insieme dei gruppi di ricerca in un vero ecosistema, capace di far emergere idee nuove e soluzioni inattese.
Ivana Trapani, oggi group leader al Tigem dopo essersi formata interamente all’interno dell’Istituto, sottolinea come uno degli elementi più distintivi sia proprio l’ampiezza degli ambiti di ricerca che convivono nello stesso spazio. «Al Tigem si va dalla genomica alla scoperta dei meccanismi molecolari, fino allo sviluppo di terapie», racconta.«Questa varietà crea una forte interdisciplinarità e spesso è proprio da questi scambi che nascono nuove idee».
In questo contesto, le facilities agiscono come punti di connessione tra discipline, più che come semplici servizi tecnologici. Il confronto avviene in modo informale e continuo, spesso fuori dai momenti strutturati: davanti a un caffè, durante una riunione di istituto o discutendo i dati di un esperimento. «Non si tratta solo di parlare con chi lavora sulla tua stessa area di ricerca», aggiunge Trapani, «ma di avere accesso quotidiano a competenze e punti di vista molto diversi, che ti aiutano a guardare il tuo progetto da angolazioni nuove».
È questa dimensione collaborativa, fatta di prossimità fisica, scambio costante e contaminazione tra saperi, che rende il Tigem qualcosa di più della somma dei suoi laboratori. Un ambiente in cui la tecnologia, le competenze e le relazioni umane si rafforzano a vicenda, creando le condizioni per una crescita scientifica condivisa e per un modo di fare ricerca che guarda naturalmente oltre i confini disciplinari.
Meno burocrazia, più ricerca: il ruolo dello Scientific Office
A rendere l’ecosistema del Tigem particolarmente favorevole al lavoro dei ricercatori contribuisce anche una rete di servizi di supporto che operano dietro le quinte, ma che hanno un impatto diretto sulla qualità e sulla sostenibilità della ricerca. Tra questi, lo Scientific Office (che include anche il Grant Office) svolge un ruolo centrale, affiancando i gruppi di ricerca in tutte le fasi legate alla progettazione, alla gestione e alla rendicontazione dei finanziamenti.
Il supporto non si limita alla partecipazione a bandi nazionali ed europei, ma copre un’ampia gamma di attività che vanno dagli aspetti amministrativi e burocratici alla gestione delle procedure regolatorie. Permessi per la sperimentazione animale, scambio di materiali biologici, gestione di cellule derivate da pazienti, organizzazione di corsi di dottorato e seminari scientifici: sono solo alcuni degli ambiti in cui il personale di supporto consente ai ricercatori di concentrarsi sul cuore del proprio lavoro, riducendo il carico operativo che spesso grava sulla ricerca accademica.
Come sottolinea Paolo Grumati, «Questo tipo di struttura rappresenta un valore aggiunto tutt’altro che marginale: sapere di poter contare su un supporto solido e continuativo permette a dottorandi, postdoc e PI di lavorare in un contesto stabile, in cui la fattibilità dei progetti non è messa in discussione da incertezze amministrative o gestionali». Un aspetto che diventa particolarmente rilevante per chi è all’inizio della carriera scientifica e deve imparare a muoversi tra ricerca, progettazione e gestione dei finanziamenti.
In questo senso, lo Scientific Office e i servizi di supporto rappresentano una sorta di infrastruttura invisibile dell’Istituto: meno visibile delle piattaforme tecnologiche, ma altrettanto essenziale per creare un ambiente in cui la ricerca possa svilupparsi in modo continuo, efficace e orientato al lungo periodo.
Una porta sul mondo: i numeri dell’internazionalizzazione
I dati relativi agli alumni del Tigem - ovvero ex dottorandi e post-doc formatisi all’interno dell’Istituto - restituiscono con chiarezza la sua dimensione internazionale. Oggi il 63% di questi alumni lavora all’estero: il 21% negli Stati Uniti, il 23% in Europa e il 19% in altri Paesi, a conferma di come l’esperienza maturata al Tigem apra opportunità professionali solide e riconosciute a livello globale.
Anche sul fronte della formazione attuale, il Tigem è inserito in una rete internazionale di programmi di dottorato e sta rafforzando ulteriormente questa vocazione. Accanto ai 37 studenti di dottorato attualmente attivi (di cui 3 stranieri), sono in fase di avvio nuovi arruolamenti nell’ambito di un dottorato MSCA, (programma europeo Marie Skłodowska-Curie per la formazione dei ricercatori) che porterà nei prossimi mesi 5–6 nuovi studenti stranieri, contribuendo ad ampliare ulteriormente la diversità e la circolazione di competenze. Numeri che raccontano un istituto capace non solo di attrarre talenti, ma di accompagnarli verso carriere scientifiche pienamente inserite nello scenario internazionale.
Perché questo conta per i ricercatori del futuro
Per chi oggi si affaccia al mondo della ricerca, scegliere dove formarsi e crescere non significa soltanto individuare un tema scientifico di interesse, ma trovare un contesto in grado di sostenere nel tempo il proprio sviluppo professionale. Al Tigem, le piattaforme tecnologiche, il modello organizzativo delle core facilities, la collaborazione interdisciplinare e i servizi di supporto alla ricerca concorrono a creare un ambiente in cui le idee possono tradursi più rapidamente in progetti solidi e in risultati scientifici di qualità.
In questo ecosistema, la tecnologia non è un traguardo, ma uno strumento condiviso; la burocrazia non è un ostacolo, ma un processo gestito; la collaborazione non è episodica, ma parte integrante della quotidianità. È questa combinazione di elementi — infrastrutture, competenze, relazioni e supporto — che rende il Tigem un luogo in cui dottorandi, postdoc e giovani ricercatori possono esprimere appieno il proprio potenziale, acquisire autonomia scientifica e costruire un profilo competitivo a livello internazionale.
È in questa visione di lungo periodo che si colloca l’esperienza del Tigem: non solo come istituto di eccellenza nella ricerca sulle malattie genetiche rare, ma come spazio di crescita in cui la scienza si sviluppa insieme alle persone che la rendono possibile.