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Screening neonatale (metabolico) esteso: cos’è, quando si fa e cosa rileva

Lo screening neonatale è uno dei più importanti programmi di medicina preventiva pubblica.

Grazie ad un test effettuato con un semplice prelievo di sangue dal tallone di ogni neonato è possibile identificare precocemente una serie di malattie genetiche su cui è possibile intervenire tempestivamente in modo mirato. Il test, completamente gratuito, viene eseguito tra la 48° e la 72° ora di vita direttamente nell’ospedale di nascita.

Lo screening neonatale è obbligatorio?

Lo screening neonatale è un test obbligatorio e gratuito effettuato in tutti gli ospedali italiani.

Con il DM del 13 ottobre 2016, che ha dato attuazione alla Legge 167/2016 sullo screening neonatale esteso, è stato inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ed esteso a 49 malattie genetiche sull’intero territorio nazionale, con l’obiettivo di garantire a tutti i neonati italiani le stesse opportunità di salute e ridurre le diseguaglianze tra le diverse regioni.

La condizione necessaria per poter effettuare lo screening su una malattia è che sia disponibile un trattamento terapeutico in grado di migliorare l’aspettativa e la qualità di vita.

Alcune Regioni possono inoltre offrire screening aggiuntivi per ulteriori patologie, attraverso programmi regionali o progetti pilota, oltre a quelle censite nel pannello. Nel 2025 è stato approvato un aggiornamento dei LEA che prevede l’ampliamento dello screening neonatale esteso a nuove malattie rare, tra cui SMA, SCID, malattia di Pompe, Fabry, Gaucher, MPS I, X-ALD e iperplasia surrenalica congenita. L’attuazione sarà progressiva nelle diverse Regioni italiane.

Per sapere a quali servizio di screening neonatali puoi aderire, puoi chiedere informazioni al tuo medico, alla struttura in cui partorirai oppure puoi contattare le nostre genetiste del servizio online Info_Rare.

Per informazioni aggiornate sui centri screening regionali e sull’applicazione del programma è anche possibile consultare:

Dove e quando si esegue

Lo screening viene effettuato in tutti i punti nascita e ospedali italiani. Qual è l’iter? Il campione di sangue viene prelevato tra la 48° e la 72° ora di vita del neonato e viene poi inviato a un laboratorio accreditato di riferimento. Vengono attivati protocolli speciali solo per neonati in condizioni particolari (es. sottopeso), per cui il test dev’essere ripetuto dopo un tot. di tempo.

Nei casi di parto a domicilio, è il professionista sanitario che assiste al parto a raccogliere il campione e a consegnarlo immediatamente al punto nascita di riferimento.

In genere, i tempi di risposta del test possono variare molto da pochi giorni a qualche settimana, anche in base all’esito.

Come funziona il test di Guthrie o “test del tallone”?

Il personale dell’ospedale segue pochi semplici passaggi per eseguire il test, non invasivi e che non comportano alcun rischio per il bambino:

  1. viene effettuata una piccola puntura con una lancetta sterile per prelevare alcune gocce di sangue dal tallone del neonato.
  2. Il sangue viene messo a contatto con un cartoncino assorbente (chiamato Guthrie card), in modo vada a riempire 4 cerchi. In questo modo ogni cerchio contiene un campione di sangue, per questo si parla di spot.
  3. Il sangue viene fatto essiccare sul cartoncino.
  4. Il campione viene quindi inviato al laboratorio di screening di riferimento per il centro nascita, insieme a tutte le informazioni raccolte sul neonato. La consegna avviene tramite speciali sistemi di trasporto e comunque entro 24/48 ore dal prelievo.
  5. I laboratori di screening analizzano il campione principalmente attraverso la spettrometria di massa tandem, un metodo innovativo che permette di identificare circa 50 errori congeniti del metabolismo e quindi diverse tipologie di malattie dallo stesso campione biologico.
Il cartoncino (Guthrie card) utilizzato per raccogliere i campioni di sangue per lo screening neonatale
Il cartoncino utilizzato nel test di Guthrie (screening neonatale)

Il campione viene conservato per almeno 5 anni dal laboratorio per eventuali successive verifiche legate agli obiettivi dello screening neonatale.

49 malattie oggetto dello SNE
48/72 ore entro cui fare il test

Quali malattie si vedono con lo screening neonatale: l'elenco completo

Sono in tutto 49 le malattie oggetto di screening neonatale:

  • Fenilchetonuria
  • Iperfenilalaninemia benigna
  • Deficit della biosintesi del cofattore biopterina
  • Deficit della rigenerazione del cofattore biopterina
  • Tirosinemia tipo I Tirosinemia tipo II
  • Malattia delle urine a sciroppo d’acero
  • Omocistinuria (difetto di CBS)
  • Omocistinuria (difetto severo di MTHFR)
  • Acidemia glutarica tipo I
  • Fenilchetonuria
  • Iperfenilalaninemia benigna
  • Deficit della biosintesi del cofattore biopterina
  • Deficit della rigenerazione del cofattore biopterina
  • Tirosinemia tipo I
  • Tirosinemia tipo II
  • Malattia delle urine a sciroppo d’acero
  • Omocistinuria (difetto di CBS)
  • Omocistinuria (difetto severo di MTHFR)
  • Acidemia glutarica tipo I
  • Acidemia isovalerica
  • Deficit di beta-chetotiolasi
  • Acidemia 3-idrossi 3-metilglutarica
  • Acidemia propionica
  • Acidemia metilmalonica (Mut)
  • Acidemia metilmalonica (Cbl-A)
  • Acidemia metilmalonica (Cbl-B)
  • Acidemia metilmalonica con omocistinuria (deficit Cbl C)
  • Acidemia metilmalonica con omocistinuria (deficit Cbl D)
  • Deficit di 2-metilbutirril-CoA deidrogenasi
  • Aciduria malonica
  • Deficit multiplo di carbossilasi
  • Citrullinemia tipo I
  • Citrullinemia tipo II (deficit di citrina)
  • Acidemia argininosuccinica
  • Argininemia
  • Deficit del trasporto della carnitina
  • Deficit di carnitina palmitoil-transferasi I
  • Deficit di carnitina-acilcarnitina traslocasi
  • Deficit di carnitina palmitoil-transferasi II
  • Deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena molto lunga
  • Deficit della proteina trifunzionale mitocondriale
  • Deficit di 3-idrossi-acil-CoA deidrogenasi a catena lunga
  • Deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena media
  • Deficit di 3-idrossi-acil-CoA deidrogenasi a catena media/corta
  • Acidemia glutarica tipo II
  • Galattosemia
  • Difetto di biotinidasi
  • Tirosinemia tipo III
  • Deficit di glicina N-metiltransferasi
  • Deficit di metionina adenosiltransferasi
  • Deficit di S-adenosilomocisteina idrolasi
  • Acidurie 3-metil glutaconiche
  • Deficit di 3-metilcrotonil-CoA carbossilasi
  • Deficit di 2-metil 3-idrossibutirril-CoA deidrogenasi
  • Deficit di isobutirril-CoA deidrogenasi
  • Deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena corta

Cosa cambia da regione a regione

In linea con l’autonomia delle regioni italiane in ambito di sanità, alcune di queste hanno avviato dei progetti pilota per introdurre test di screening su altre patologie, oltre a quelle censite nel pannello.

Esistono dei requisiti poi per poter far richiesta di inserire queste malattie nel pannello: gravità della malattia, l’esistenza di un test di screening affidabile e la disponibilità di un trattamento dietetico e/o farmacologico in grado di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita. 

Il caso della leucodistrofia metacromatica e il ruolo di Fondazione Telethon

Lo screening neonatale per la leucodistrofia metacromatica (MLD) rappresenta un passo fondamentale per identificare precocemente i bambini affetti da questa grave patologia neurodegenerativa. Una diagnosi precoce è cruciale, perché permette di intervenire tempestivamente con le terapie disponibili, come la terapia genica o il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che possono rallentare la progressione della malattia e migliorare significativamente la qualità della vita dei piccoli pazienti. La terapia genica per leucodistrofia metacromatica, nata dalla ricerca di SR-Tiget e basata su un vettore lentivirale derivato da HIV, data in licenza a Orchard Therapeutics LTD, è disponibile in Europa dal 2020 e negli Stati Uniti dal 2024. Grazie a questa possibilità terapeutica, la patologia potrebbe entrare di diritto nel pannello dello screening neonatale esteso ed è anche per questo che Fondazione Telethon ne promuove l’inclusione. Come?

Nel 2024 è stato avviato in Lombardia uno studio pilotapromosso e finanziato proprio da Fondazione Telethon grazie a un accordo con la Fondazione per l’Ospedale dei Bambini Buzzi. La partecipazione è volontaria e richiede la sottoscrizione del consenso informato da parte dei genitori. Il test viene effettuato sulle stesse gocce di sangue prelevate dal tallone del neonato per gli screening di routine, senza necessità di ulteriori prelievi.

Poiché non tutti i centri ospedalieri aderiscono ancora al progetto pilota, consulta l’elenco dei punti nascita aderenti e trova ulteriori approfondimenti sul sito dedicato.

In Toscana, il progetto pilota è stato attivato dal marzo 2023, coordinato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze e sostenuto anche dall’Associazione Voa Voa. Dal 4 agosto 2025 lo screening dell’MLD è stato incluso ufficialmente nel pannello dello SNE nella regione Toscana (insieme a iperplasia surrenalica congenita da deficit della 21-idrossilasi, la malattia di Gaucher, il difetto di sfingomielinasi acida (ASMD), l’adrenoleucodistrofia legata all’X (X-ALD), il deficit della carbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (deficit di AADC), l’epilessia piridossino-dipendente (PDE), gli errori congeniti dell’immunità (IEI)).

In Puglia lo screening neonatale per la leucodistrofia metacromatica viene effettuato dalla primavera 2026.

Esito “screening neonatale positivo”: cosa significa e cosa succede dopo?

Essere positivi allo screening neonatale non implica necessariamente una diagnosi certa. Se il test è positivo, i genitori vengono richiamati per ulteriori accertamenti, in base al tipo di patologia sospettata. A quel punto si aprono diverse strade:

  • Se la malattia è tra quelle che richiedono un immediato intervento clinico, il bimbo viene invitato a tornare subito al Centro Clinico di riferimento, per confermare la diagnosi e procedere con un primo trattamento.
  • Se invece non si tratta di una patologia immediatamente degenerativa, il bimbo viene richiamato per effettuare un secondo test di approfondimento, che può dare esito positivo o negativo. Se la positività è confermata si procede alla diagnosi vera e propria, attraverso l’utilizzo di adeguate metodiche analitiche, che possono confermare la diagnosi genetica e molecolare a partire dal test di screening.

La presa in carico del neonato è affidata sempre ai centri clinici di riferimento regionali. Ciascun centro deve poter gestire emergenze in maniera tempestiva e garantisce la presenza di professionisti formati e qualificati, in grado di fare consulenza genetica alla famiglia del piccolo paziente, di gestire la relazione con loro e con l’eventuale pediatra di libera scelta.

Cosa sono i falsi positivi?

La positività al test di screening non significa necessariamente che il bambino abbia una patologia, ma può dipendere da altri fattori:

  • estrema sensibilità dell’apparecchiatura utilizzata
  • modalità con cui è stata effettuato il test
  • condizioni particolari del neonato come nascita prematura, basso peso alla nascita, sofferenza postnatale, farmaci, alimentazione parenterale.

In questi casi si parla di “falsi positivi”, cioè di risultati che richiedono ulteriori approfondimenti ma che poi non vengono confermati. È comprensibile che una comunicazione di questo tipo possa generare nei genitori preoccupazione e spavento; tuttavia, questo approccio permette di identificare tempestivamente quei bambini nei quali la diagnosi viene invece confermata, consentendo di intervenire il prima possibile con cure e controlli adeguati. Per questo motivo, lo screening neonatale rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione e tutela della salute per l’intera popolazione neonatale.

Cosa succede se il test è negativo?

"Nessuna notizia, buona notizia": quando il test è negativo e non ci sono rischi di malattia, di norma il Centro di Screening non comunica ai genitori gli esiti dello screening. In mancanza di comunicazione nel primo mese di vita, si può quindi presumere l’assenza delle patologie oggetto di screening. I genitori che lo desiderano possono comunque mettersi in contatto con il Centro screening o con il Centro nascita per avere informazioni circa l’arrivo, lo stato di lavorazione del campione e l’esito di test. Per quanto rarissima, esiste anche la possibilità che per limiti tecnici il test sia un “falso negativo”, ovvero che non evidenzi una patologia esistente.

In sintesi

Quando si esegueTra la 48°e la 72° ora di vita del neonato
Dove si esegueIn tutti i punti nascita e ospedali italiani
Quali malattie rilevaLo screening neonatale obbligatorio e gratuito analizza 49 malattie metaboliche.
Esito positivoSe il test è positivo, i genitori vengono richiamati per ulteriori accertamenti, in base al tipo di patologia sospettata. Ma la positività non è una diagnosi.
Esito negativoSe il test è negativo, il Centro di Screening non comunica l'esito ai genitori e si può presumere l’assenza delle patologie oggetto di screening

Perché lo screening fa la differenza

Lo screening neonatale può cambiare la vita di tanti bambini: avere una diagnosi alla nascita fa la differenza perché permette di iniziare da subito terapie farmacologiche e non, che sono fondamentali.

Ecco alcuni esempi di malattie per cui lo screening fa già o potrebbe fare in futuro la differenza:

Fenilchetonuria

La fenilchetonuria è una malattia genetica rara che impedisce all’organismo di smaltire una proteina presente in alcuni cibi, causando una disabilità intellettiva grave e irreversibile.

L’approccio terapeutico più comune è quello di seguire una dieta particolare, che limiti l’apporto di fenilalanina, contenuta in cibi proteici: parliamo di carne, pesce, legumi, latte e formaggi, frutta secca, uova, ma anche di pane, pasta, cereali. Questa strettissima limitazione viene compensata dalla somministrazione di miscele speciali di amminoacidi, che non contengono fenilalanina (e che purtroppo non sono particolarmente appetibili). La possibilità di iniziare una dieta sin dai primi giorni di vita, anche intervenendo sull’allattamento materno, significa iniziare ad agire per limitare gli effetti neurologici della patologia.

Alla dieta si affiancano anche delle terapie farmacologiche a cui non tutti i pazienti rispondono però allo stesso modo.

Leucodistrofia metacromatica

La leucodistrofia metacromatica è una malattia genetica neurodegenerativa molto grave nelle forme infantili e giovanili: i bambini perdono la capacità di parlare, ma comunicano ancora con lo sguardo, la risata e il pianto. Nella fase terminale anche questa capacità viene persa e i piccoli pazienti riescono a malapena a muovere gli occhi e fanno fatica a deglutire.

Una svolta per questa malattia arriva proprio dalla ricerca di Fondazione Telethon: dopo 15 anni di lavoro, la terapia genica messa a punto dai ricercatori dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica di Milano è diventata un farmaco disponibile dal 2020 nell’Unione Europea e dal 2024 negli Stati Uniti, grazie a un accordo con un’azienda farmaceutica.

Questa terapia genica può fare la differenza però per i bambini che ancora non abbiano manifestato i segni clinici della malattia e per quelli che, pur presentando le prime manifestazioni, sappiano ancora camminare e non abbiano ancora perso le proprie capacità cognitive. Ed è qui che diventa importante estendere la disponibilità di test di screening neonatale: individuando la malattia alla nascita, questa terapia potrà essere offerta a un numero sempre maggiore di pazienti.

“Per la nostra Elettra, la terapia genica non è più un’opportunità. Grazie allo screening neonatale, però, potrebbe esserlo per altri bimbi che in futuro dovessero nascere con la sua stessa malattia, la leucodistrofia metacromatica”.

A parlare sono Beatrice e Federico, genitori di Elettra, che hanno scelto di impegnarsi per far introdurre anche nella loro regione, il Piemonte, questo test che comincia a essere sperimentato in altre regioni. Così da dare ad altri quell'opportunità che Elettra, la loro bambina, non ha potuto avere. Leggi la loro storia >

Le domande più frequenti sullo screening

  • Bisogna firmare qualcosa per autorizzare il test?

    Il test è gratuito e obbligatorio, quindi non è richiesto il consenso informato da parte dei genitori. L’eventuale consenso informato viene invece richiesto se la Regione dove il bambino è nato estende lo screening a nuove patologie non ancora incluse nel pannello nazionale secondo la . Legge 167 del 2016. Di norma, prima del test il personale sanitario del Centro nascita dovrebbe consegnare alla famiglia un’informativa che illustra le finalità e le modalità del test e le malattie oggetto dello screening; in caso contrario, è diritto dei genitori chiedere informazioni al riguardo.
  • Quali sono i criteri per l’inserimento delle malattie nel pannello di screening?

    I criteri principali includono: gravità della malattia, disponibilità di un test di screening affidabile e la presenza di trattamenti efficaci in grado di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. Solo malattie conformi a questi requisiti vengono incluse nel pannello nazionale.
  • Posso avere ulteriori informazioni sullo screening neonatale per la leucodistrofia metacromatica (MLD)?

    Puoi trovare tutte le informazioni aggiornate su questo progetto, sul sito redatto da Fondazione Telethon: https://www.screeningneonatalemld.it/

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