Maurizio Goretti, CEO di Namex, e Marco Montesanto, Responsabile IT di Fondazione Telethon, raccontano come una collaborazione nata dall'incontro tra competenze differenti abbia finito per rivelare significative affinità culturali, valoriali ed etiche.
Oggi le grandi sfide della ricerca scientifica si giocano sempre più sulla capacità di collegare mondi diversi. Dati, competenze, laboratori, infrastrutture, persone. Se fino a qualche anno fa la relazione tra tecnologia digitale e ricerca scientifica appariva come una semplice necessità operativa, oggi è chiaro che da questa interazione dipende una parte crescente della capacità della scienza di produrre nuova conoscenza e nuove opportunità di cura. Per questo la collaborazione tra Namex e Fondazione Telethon va letta come qualcosa che supera il piano puramente tecnico. Nel corso di sei anni, il supporto alle infrastrutture digitali della Fondazione ha fatto emergere una visione condivisa fondata sul valore delle reti, sulla circolazione della conoscenza, sulla responsabilità nell'uso dell'innovazione e sulla convinzione che il progresso tecnologico abbia senso solo quando genera benefici concreti per la collettività. Una prospettiva che trova un terreno naturale di incontro nella fisionomia stessa di Namex, consorzio senza fini di lucro che reinveste parte delle proprie risorse in iniziative di interesse collettivo, e nella missione di Fondazione Telethon, impegnata a trasformare la ricerca scientifica in opportunità di cura per le persone affette da malattie genetiche rare
Maurizio Goretti, CEO di Namex, e Marco Montesanto, Responsabile IT di Fondazione Telethon, raccontano come una collaborazione nata dall'incontro tra competenze differenti abbia finito per rivelare significative affinità culturali, valoriali ed etiche.
Come nasce la collaborazione tra Namex e Fondazione Telethon?
Goretti: «Si può dire che il nostro rapporto con Fondazione Telethon sia nato sulla base di un collegamento naturale, oltre che digitale, che poi è il concetto con cui conviviamo ogni giorno. Pur operando in ambiti molto diversi, ci siamo riconosciuti in una stessa idea di servizio. Namex gestisce il principale punto di interscambio Internet del centro-sud Italia e lavora ogni giorno per mettere in comunicazione realtà diverse; Fondazione Telethon costruisce connessioni tra ricerca, competenze e persone. A un certo punto ci siamo resi conto che, dietro le attività operative, esisteva una sintonia più profonda sul valore della collaborazione e sull'importanza di mettere le proprie competenze a disposizione di un obiettivo che produce benefici per la collettività».
Montesanto: «La collaborazione nasce in un momento in cui Fondazione Telethon aveva la necessità di garantire continuità e affidabilità ai propri sistemi IT e alle infrastrutture che supportano tutte le sue attività. Namex ha risposto con tempestività e disponibilità, ma soprattutto con un approccio da partner e non da semplice fornitore. Da allora abbiamo costruito un rapporto fondato sulla fiducia reciproca e sulla convinzione che una solida infrastruttura tecnologica sia un elemento essenziale per sostenere la ricerca».
Sei anni dopo il primo sì a Fondazione Telethon, cosa vi rende più orgogliosi di questa collaborazione?
Goretti: «Sicuramente la continuità. Credo che in questi anni siamo riusciti a offrire a Fondazione Telethon un contributo concreto senza cercare visibilità, rimanendo fedeli a uno spirito di servizio che fa parte del nostro DNA. Sapere che il lavoro che svolgiamo ogni giorno può aiutare, anche indirettamente, la ricerca sulle malattie genetiche rare è una soddisfazione che va oltre qualsiasi risultato aziendale».
Montesanto: «Sono orgoglioso del fatto che questa partnership sia cresciuta insieme all'evoluzione delle nostre esigenze tecnologiche. In un periodo in cui cloud, cybersecurity, gestione dei dati e intelligenza artificiale hanno cambiato profondamente il panorama digitale, abbiamo sempre trovato in Namex un interlocutore competente e affidabile. Questo ci ha permesso di concentrarci sulla nostra missione principale che è quella di supportare al meglio l'attività di ricerca».
Quali sono i valori e gli obiettivi che maggiormente caratterizzano la partnership tra Namex e Fondazione Telethon?
Goretti: «Credo che il punto di incontro sia la consapevolezza che competenze e innovazione possono generare un impatto concreto sulla società.
«Noi operiamo in un ambito molto diverso da quello della ricerca scientifica, ma condividiamo la stessa idea di fondo: mettere ciò che sappiamo fare al servizio di qualcosa che abbia un valore per la collettività».
«Da questo punto di vista, la collaborazione con la Fondazione è sempre stata molto naturale».
Montesanto: «Fin dall'inizio abbiamo condiviso un approccio basato sulla fiducia reciproca e sulla valorizzazione delle competenze. La Fondazione lavora per trasformare la ricerca in opportunità di cura, mentre Namex ci aiuta a garantire che le infrastrutture digitali su cui si basano molte delle nostre attività siano affidabili, sicure e disponibili. Ognuno porta il proprio know-how, ma con l’obiettivo comune di creare le condizioni migliori affinché la ricerca possa avanzare».
Sempre più la raccolta e l’elaborazione dei dati, grazie alle tecnologie digitali avanzate, risultano fattori di sviluppo e di conoscenza. Quanto questo elemento può contribuire a migliorare la ricerca sulle malattie genetiche rare?
Montesanto: «Oggi i dati stanno diventando uno dei più importanti propellenti della ricerca scientifica. Nel campo delle malattie genetiche rare spesso parliamo di un numero limitato di pazienti distribuiti in Paesi e centri di ricerca diversi. La possibilità di raccogliere, integrare e analizzare grandi quantità di dati clinici, genomici e scientifici consente di individuare correlazioni che fino a pochi anni fa sarebbero state impossibili da osservare».
«Le tecnologie digitali permettono ai ricercatori di lavorare più velocemente, condividere conoscenze e trasformare i dati in nuove opportunità di cura».
«Il vero valore non è avere più dati, ma riuscire a connetterli in modo sicuro e affidabile per generare nuova conoscenza».
Esistono punti di contatto tra il modo in cui Namex costruisce reti digitali e quello in cui Fondazione Telethon costruisce reti di ricerca e collaborazione?
Montesanto: «Direi di sì. Namex, per sua natura, costruisce reti digitali che consentono a organizzazioni diverse di collegarsi, scambiare informazioni e collaborare in modo efficiente. In maniera diversa, anche Fondazione Telethon costruisce reti, mettendo in connessione ricercatori, istituzioni, ospedali, associazioni di pazienti e partner industriali. Il valore di una rete non sta nel singolo nodo, ma nelle connessioni che riesce a creare. E perché una rete funzioni servono fiducia, affidabilità e una visione comune, qualità che ritroviamo anche nella nostra collaborazione con Namex».
C'è una storia, un incontro o una testimonianza legata a Fondazione Telethon che in questi anni vi ha particolarmente colpito?
Goretti: «Più che un episodio specifico, mi hanno colpito le persone. In questi anni ho avuto modo di conoscere molte persone di Fondazione Telethon e ho sempre trovato professionisti che hanno scelto di mettere le proprie competenze al servizio di una causa in cui credono profondamente. Anche per questo lavorare con la Fondazione ha un valore particolare, e sapere che il nostro contributo, pur nel nostro ambito, possa sostenere un'attività così importante rappresenta una motivazione anche per il nostro team».
Oggi si parla molto di sostenibilità e impatto sociale. Che ruolo ha una partnership come quella con Fondazione Telethon nella cultura aziendale di Namex?
Goretti: «Per noi è qualcosa di molto naturale. Namex è un consorzio senza fini di lucro e siamo abituati a ragionare in termini di valore condiviso e ricadute positive sulla comunità. Collaborare con Fondazione Telethon significa dare continuità a questa visione e ricordarci che anche le competenze tecnologiche possono contribuire a sostenere progetti che hanno un impatto concreto sulla vita delle persone. Inoltre, come realtà che riunisce oltre 250 aziende del settore Internet, sentiamo anche la responsabilità di promuovere una maggiore attenzione verso iniziative di questo tipo e verso il valore sociale che le imprese possono generare».
Qual è la sfida più importante che immaginate per i prossimi anni, che potrebbe vedervi coinvolti insieme?
Goretti: «In questo momento sia il mondo di Internet sia quello della ricerca stanno vivendo un'evoluzione molto rapida. La disponibilità di dati, l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie aprono opportunità straordinarie, ma pongono anche questioni importanti. La sfida sarà accompagnare questo cambiamento nella direzione giusta, tenendo insieme innovazione ed etica. Credo che realtà come Namex e Fondazione Telethon possano continuare a confrontarsi e collaborare su questo versante, contribuendo a promuovere uno sviluppo tecnologico responsabile».
Montesanto: «La sfida sarà trasformare una complessità tecnologica sempre crescente in un'opportunità concreta per accelerare la ricerca. Già oggi assistiamo a un'enorme crescita dei dati scientifici e l'intelligenza artificiale renderà questo fenomeno ancora più evidente. Perché queste opportunità si traducano in risultati reali serviranno infrastrutture sempre più sicure, resilienti e capaci di favorire la collaborazione tra organizzazioni diverse. È un ambito nel quale la collaborazione con Namex può continuare a generare valore».
Se altre aziende volessero sostenere Fondazione Telethon, quale messaggio sentirebbe di condividere sulla base della sua esperienza?
Goretti: «I risultati raggiunti da Fondazione Telethon in questi anni parlano da soli e rappresentano la ragione principale per cui è importante sostenerla. Credo che molte aziende abbiano, direttamente o indirettamente, esperienza di situazioni legate alle malattie genetiche rare e possano comprendere l'importanza di questo lavoro. La Fondazione ha dimostrato di saper trasformare il sostegno ricevuto in ricerca di qualità e risultati concreti. Per questo ritengo che sia una realtà credibile, capace di generare un impatto significativo per tutta la società».
Montesanto: «Suggerirei di non considerare il sostegno a Fondazione Telethon come una semplice iniziativa di responsabilità sociale. Collaborare con la Fondazione significa entrare in contatto con una organizzazione che unisce rigore scientifico, trasparenza e una visione di lungo periodo. È un'esperienza che arricchisce entrambe le parti; da un lato Fondazione Telethon riceve un supporto importante per la propria missione, dall'altro le aziende hanno l'opportunità di vedere come le proprie competenze possano contribuire a generare un cambiamento concreto nella vita delle persone».