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Michele Pontecorvo, Presidente Fondazione Ferrarelle ETS: “Da 15 anni camminiamo accanto a Fondazione Telethon”

Michele Pontecorvo, Presidente di Fondazione Ferrarelle ETS, ripercorre gli anni di collaborazione con Fondazione Telethon, anni in cui ha cambiato il modo di guardare al proprio lavoro e al proprio ruolo nel territorio.

Michele Pontecorvo, Presidente Fondazione Ferrarelle ETS
Michele Pontecorvo, Presidente Fondazione Ferrarelle ETS

Sono quindici anni che Ferrarelle cammina accanto a Fondazione Telethon, lungo una traiettoria consapevole e condivisa che unisce impresa, ricerca e, soprattutto, la passione di persone votate alla ricerca di un benessere più profondo. Una storia fatta di scelte silenziose ma decisive, di legami costruiti nei laboratori del Tigem di Pozzuoli e negli incontri costanti con ricercatori, famiglie, bambini.

Per Michele Pontecorvo, Presidente di Fondazione Ferrarelle ETS, non è mai stata soltanto una collaborazione esclusivamente filantropica, bensì un impegno che ha cambiato il modo di guardare al proprio lavoro e al proprio ruolo nel territorio, e che continua a rinnovarsi grazie alla forza della comunità che anima Fondazione Telethon. Un’esperienza che racconta come la scienza, quando diventa relazione, possa trasformare non solo i risultati della ricerca, ma anche chi decide di sostenerla.

Da oltre 15 anni sostenete la ricerca di Fondazione Telethon. Com’è cambiata in questo arco di tempo questa collaborazione?

Diciamo che quando abbiamo incontrato Fondazione Telethon, ci siamo riconosciuti subito. Nella mia famiglia la scienza è sempre stata una compagna di vita, incarnata da generazioni di medici, chimici, gente abituata a credere nella ricerca. Forse è stato anche questo che, una volta superata la soglia di Fondazione Telethon, ci ha fatto sentire subito “a casa”. In fondo, il nostro è un lavoro più semplice; noi imbottigliamo e commercializziamo acqua, un prodotto che crea la natura. Trasferire la solidità del nostro mondo, così concreto e vicino al benessere quotidiano, dentro un percorso che guarda al futuro della salute umana ci è sembrato naturale.

"Fondazione Telethon si occupa di malattie genetiche rare, quelle che riguardano un gruppo ridotto di persone ma che richiedono competenze straordinarie. Noi siamo alla base del benessere, loro al suo vertice. Era ed è un incastro perfetto".

E poi in entrambi i nostri mondi, i risultati arrivano solo esercitando una dote fondamentale, la pazienza. Non si accende un interruttore e tutto si risolve. Ci vogliono tempo, dedizione, costanza. Anche per questo ci siamo riconosciuti.

Che valore ha avuto questo rapporto per Fondazione Ferrarelle ETS?

Per noi è stato soprattutto un modo per restituire qualcosa al territorio. Abbiamo chiesto fin da subito che il nostro contributo andasse al Tigem di Pozzuoli, un’eccellenza scientifica italiana che compete con i grandi centri internazionali. Ma è anche un promotore di sviluppo sociale che ha portato a Pozzuoli più di cento ricercatori da tutto il mondo, con le loro famiglie. Ha ridato vita a una città che aveva attraversato momenti difficili. Un impatto bellissimo e tangibile. Sul piano personale, poi, lavorare con Telethon è sempre stato istintivo. È un'organizzazione seria, trasparente, capace di dialogare con le aziende come se fosse una realtà profit. Non è una cosa comune nel non profit. Ti coinvolge, ti rende parte del percorso.

Casa l’ha coinvolta di più, personalmente, in questi anni?

C’è un ricordo che mi accompagna da tempo e che mi riporta ad una convention a Pollenzo, in provincia di Parma, presso L'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, più di quindici anni fa. Conobbi e ascoltai la testimonianza vibrante di Francesca Pasinelli, all’epoca Direttore generale di Telethon, che raccontò la missione e i risultati della Fondazione. Vidi i nostri venditori, persone abituate a stare sul campo, commuoversi. Capirono davvero cosa significasse il nostro sostegno. Credo che in quel momento tutti noi abbiamo capito che non stavamo facendo beneficenza, ma condividendo un cammino. E poi c’è quella straordinaria atmosfera di comunità che si respira a ogni evento di Fondazione Telethon. Nessun pietismo, nessuna tristezza. Solo accoglienza, sorrisi, voglia di condividere. I bambini chiedono la foto con te non per apparire sui social, ma perché sentono che fai parte della loro storia. Ogni volta è una lezione di umanità. Da padre, mi ricorda quanto siamo fortunati e quanto possiamo fare per gli altri.

Dopo 15 anni, come vede il futuro di questo legame? Ci sono nuovi percorsi che immaginate?

La verità è che non abbiamo motivo di fermarci. Fondazione Telethon ha una visione che definirei quasi poetica nella sua semplicità: esistere fino al giorno in cui ogni malattia genetica grave avrà un nome e una cura. È una meta lontana, forse lontanissima, ma questo non la rende meno reale. E i risultati ci sono. La terapia genica sta restituendo la vista a bambini che non hanno mai visto. Non serve aggiungere altro per capire che siamo davanti a qualcosa di straordinario. Il nostro obiettivo è continuare a camminare insieme, come fanno alcuni storici partner di Fondazione Telethon. È un rapporto che vogliamo diventi sempre più spontaneo, naturale, condiviso da tutta l’azienda. Finché ci saranno sogni da inseguire, resteremo accanto a Fondazione Telethon.

Se dovesse convincere un’azienda o un privato ad avvicinarsi a Fondazione Telethon, da dove partirebbe?

Non partirei dalle parole, ma dai fatti. Porterei chiunque a vedere i laboratori del Tigem. Basta un’ora lì dentro per capire tutto. La preparazione dei ricercatori, la passione, l’energia, la concretezza dei risultati si possono toccare con mano. La maratona televisiva è solo la punta dell’iceberg. La vera Fondazione vive ogni giorno, nelle stanze dove si lavora per cambiare il destino delle persone. Quando vedi questo, le parole diventano superflue. Rimane solo una certezza: sostenere Fondazione Telethon significa scegliere un pezzo di futuro.

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