Crescere insieme, giorno dopo giorno, come madre, come figlia: conoscersi e trovare nuovi equilibri. Ecco la storia di Sabrina, volontaria di Fondazione Telethon, e di sua figlia Aurora.
Le coccole prima di dormire? Sono il nostro momento speciale. Dopo aver visto i video dei gattini sui social, ci sono le coccole. Quelle con cui chiudiamo una giornata». Con il sorriso giusto per affrontare quella successiva. A raccontare è Sabrina, la mamma di Aurora, una bimba di quasi 10 anni, con atassia teleangectasia. Sono protagoniste di Io per Lei, la campagna di Fondazione Telethon dedicata alle mamme rare, che vedrà i nostri volontari nelle piazze dal 1° al 3 maggio, con i Cuori di biscotto.
Quello tra Sabrina e Aurora è un rapporto fatto di abitudini, tradizioni create ad hoc, momenti speciali, solo per loro, in cui entrambe pensano: «io per lei».
Cose belle, in cui si sta bene, si sorride, si ride. Strumenti che permettono ad entrambe di affrontare il quotidiano, comprese le difficoltà extra che la malattia ho portato con sé. «Aurora va scuola, alle elementari, normalmente. Con la sua carrozzina, che io monto e smonto, quando l’accompagno. In classe viene seguita dall’insegnante di sostegno e dalla maestra educativa. Fatica a scrivere e a leggere. Non per un fatto di comprensione, ma dal punto di vista “meccanico”. Se vede una parola scritta su un muro è perfettamente in grado di leggerla, ma con un libro, e tante righe, è più complesso fissare lo sguardo». Dopo scuola il martedì, papà la porta ad acqua-psicomotricità. Sabrina e Massimo, il papà, sono separati, ma hanno un ottimo rapporto. Aurora svolge la sua attività in acqua; un “ambiente” che elimina la diversità. In piscina si trova in una condizione di favore che lei ama molto. Se non fa attività, si va a fare merenda: con la mamma, il gelato è una scelta ricorrente. Più di qualche volta, mamma e figlia si dedicano allo shopping. «Abbiamo stili diversi. Io sono più sportiva, lei più “signorina”, più fashion».
Insieme tante esperienze
A scuola è ben inserita, i compagni si preoccupano al punto da scegliere le sedi delle feste anche in base all’accessibilità per lei, ma fare le stesse attività è faticoso, quando non impossibile. Ma le loro vite si arricchiscono di tante esperienze, come i viaggi insieme. Londra, Valencia, Disneyland Paris fatte, Amsterdam in programma.
A casa hanno i loro momenti culturali: cinema e teatro, che Aurora preferisce, perché ama il fascino dello spettacolo dal vivo. Il Manzoni, che il sabato pomeriggio offre spettacoli per i bambini è perfetto. Dopo cena, la base operativa diventa il divano. Film o serie tv, accoccolate sul divano. Harry Potter e Bridgerton sono alcuni dei titoli preferiti. Capita, però, che quello che trasmette lo schermo passi in secondo piano. Perché c’è la voglia di chiacchierare, di raccontarsi la giornata e, soprattutto, di “spettegolare”. Perché Aurora, «anche se gli altri pensano di no – racconta mamma Sabrina - ascolta tutto, “registra” tutto e, magari, capita che condivida ciò che ha scoperto. È una portinaia sa tutto di tutti».
Si parla di tante cose sul divano. Ma sempre di presente. Sabrina è una donna concreta, lucida, razionale. Ha ben chiara la situazione, la patologia di Aurora, cosa significa e cosa potrà essere più avanti. Ma focalizza l’attenzione e le energie sul “qui e ora”.
«Al futuro ci penso. Ma abbiamo organizzato la nostra vita in un modo che funziona. Non voglio impiegare energie nel preoccuparmi adesso per quello che sarà. Cerco di razionalizzare ed affrontare il quotidiano, passo dopo passo, giorno per giorno».
Sabrina
Tra le mille cose per cui Sabrina riesce a ritagliare del tempo c’è un’attività a cui tiene molto, una scelta fatta prima della diagnosi di Aurora: essere vicino a chi vive una condizione di disagio, dedicando tempo ed energie del proprio tempo libero.
Sabrina, volontaria per Fondazione Telethon
Dopo esperienze con altre organizzazioni, Sabrina ha deciso di diventare volontaria per Fondazione Telethon. In occasione delle campagne si mette a disposizione della Coordinatrice territoriale di Monza Brianza, nell’organizzazione dei punti di raccolta, dei banchetti in cui si distribuiscono i cuori di biscotto.

«Ho iniziato da giovane, in alcuni reparti ospedalieri. Ho visto situazioni davvero difficili e ho voluto dare il mio contributo. Mentre aspettavamo la diagnosi di Aurora, mi è capitato per le mani un volantino di Fondazione Telethon e ho deciso di candidarmi. Con Pamela (coordinatrice Monza e Brianza) è nato un rapporto di amicizia e fiducia. Cerco di dare una mano sia con l’organizzazione del materiale, che andando in piazza».
Tra le persone che si avvicinano ai banchetti ci sono, o potrebbero esserci, anche mamme che vivono una situazione simile alla sua. La domanda “sorge spontanea”. In un possibile incontro, cosa si sentirebbe di dire ad un’altra mamma rara? «Vorrei dirle di non farsi sopraffare dallo sconforto; di non chiudersi in sé stessa».
«Il dolore è un momento naturale, che si attraversa sempre. Ma poi bisogna vivere. Costruire al meglio la nostra vita, insieme, mi ha dato e mi dà tanto. Come costruzione della mia persona».
Sabrina
«Ci sono momenti in cui mi commuovo e lei mi dice di smettere, perché sennò finisce per piangere anche lei. Ci trasmettiamo serenità a vicenda».
Provando a girare la medaglia, ad immaginare una conversazione con una mamma che, viceversa, è lontana dall’esperienza di convivere con una malattia genetica, cosa le direbbe Sabrina? «Che nulla nell’esperienza quotidiana con i nostri figli deve essere data per scontata; che i piccoli gesti quotidiani, le piccole cose che ci sembrano normali, non lo sono: sono preziose. E dobbiamo essere grati di avere ricevuto tanti momenti di serenità». Momenti in cui dirsi, siamo qui; sono qui: Io per lei.